Gli insetti hanno una coscienza?
Per molto tempo gli insetti sono stati descritti come piccoli automi biologici. Si riteneva che reagissero al mondo attraverso riflessi semplici e programmati, senza emozioni, esperienze o decisioni consapevoli. Oggi questa visione sta iniziando a cambiare. Gli scienziati non sostengono che un’ape pensi come un essere umano o possieda una complessa consapevolezza della propria esistenza. Si pongono una domanda molto più fondamentale: un insetto può avere esperienze soggettive? Il contatto, il calore, gli odori o una lesione possono essere in qualche modo percepiti, invece di essere semplicemente elaborati in maniera automatica dal sistema nervoso?
Alcuni dei risultati più interessanti provengono dagli studi sui bombi. In un esperimento pubblicato sulla rivista Science, gli insetti ricevevano una ricompensa inaspettata sotto forma di una soluzione zuccherina e successivamente dovevano valutare uno stimolo ambiguo. I bombi che avevano ricevuto la ricompensa tendevano più spesso ad affrontare la situazione incerta in modo “ottimistico”. L’effetto dipendeva dalla dopamina, una sostanza coinvolta anche nella regolazione degli stati emotivi in altri animali. Gli autori hanno definito questo fenomeno uno stato positivo simile a un’emozione, e non una prova di una gioia paragonabile a quella umana. Il risultato suggerisce tuttavia che un’esperienza precedente può modificare il modo in cui un insetto interpreta gli eventi successivi.
Un altro importante esperimento ha riguardato la reazione dei bombi a temperature dannosamente elevate. Gli insetti potevano scegliere tra una mangiatoia più fresca con una soluzione meno dolce e una mangiatoia riscaldata che offriva una ricompensa migliore. In alcuni casi i bombi tolleravano il calore sgradevole quando il beneficio alimentare era sufficientemente elevato. Questo significa che la loro risposta a uno stimolo potenzialmente dannoso non era completamente automatica. Gli insetti confrontavano il rischio con il valore della ricompensa e modificavano la propria decisione in maniera flessibile. Questo tipo di compromesso motivazionale è uno dei criteri presi in considerazione negli studi sulla possibilità di percepire il dolore, anche se da solo non ne costituisce una prova.
I ricercatori analizzano inoltre la struttura del sistema nervoso degli insetti. Gli insetti possiedono recettori in grado di rilevare stimoli dannosi e connessioni attraverso le quali il cervello può influenzare le risposte difensive eseguite dal resto del sistema nervoso. Il cosiddetto controllo discendente della nocicezione potrebbe permettere all’animale di ridurre o aumentare la propria risposta a seconda della situazione: per esempio, continuare a procurarsi cibo nonostante una minaccia oppure interrompere l’attività e fuggire. Meccanismi simili nei vertebrati sono associati alla modulazione del dolore, ma non possiamo presumere che negli insetti corrispondano esattamente alla stessa esperienza.
Nel 2024, un gruppo di ricercatori che studiano la coscienza animale ha pubblicato la Dichiarazione di New York sulla Coscienza Animale. Gli autori hanno affermato che esiste una possibilità realistica di esperienza cosciente, tra gli altri, anche negli insetti. Non hanno dichiarato che gli insetti siano senza dubbio coscienti. Hanno invece sottolineato che le prove disponibili sono abbastanza significative da non permettere di escludere questa possibilità solo perché il cervello di un insetto è piccolo e strutturato in modo diverso dal nostro. La dichiarazione fa riferimento alla coscienza nel suo significato più fondamentale: la capacità di avere esperienze che possono essere piacevoli o spiacevoli.
La risposta più corretta, quindi, è questa: non sappiamo se gli insetti siano coscienti, ma non possiamo più considerarli esclusivamente come semplici macchine. Sono in grado di imparare, ricordare, prendere decisioni in modo flessibile e modificare il proprio comportamento sulla base di esperienze precedenti. Mostrano inoltre reazioni che soddisfano alcuni dei criteri scientifici utilizzati per valutare la possibilità di percepire dolore e stati simili alle emozioni. Questo non rappresenta una prova definitiva della coscienza. È però una ragione sufficiente per continuare le ricerche e per riflettere con maggiore attenzione sul modo in cui trattiamo queste piccole creature, il cui mondo interiore potrebbe essere più ricco di quanto abbiamo finora immaginato.
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